Alfrida

Amata solitudine

Amata solitudine
Isola benedetta

A quel tempo tu stavi sicura di te della tua logica
Guidando e parlando ininterrottamente
Ed io che già non ti ascoltavo più (come ipnotizzato)
Seguivo gli occhi che seguivano i colori
I raggi elettrici della città
Chissà cos’è quel moto che ci unisce e ci divide
E quel parlare inutilmente delle nostre incomprensioni
Di certi passeggeri malumori
Amata solitudine
Isola benedetta
A quel tempo di te amavo il tuo pensiero logico
E quella linea perfetta del baciare
La simmetria delle tue carezze
Vivificato dal chiarore vibrante di sapore
Scintilla di una mente universale
Ero in te come un argomento del tuo amore sillogistico
Conclusione di un ragionamento
Ma mi piaceva essere così
Avviluppato dai tuoi sensi artificiali
Ora sono come fluttuante
Amata solitudine
Isola benedetta
Così è finita mi stacco da te da solo continuo il viaggio
Rivedo daccapo il cielo colorato di sole di nuovo vivo

(Franco Battiato)